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Il testo noto come Dhammapada venne trascritto probabilmente nel 3. secolo A .C., in una lingua ora nota come pali, da esponenti del “Theravada” o “Scuola degli Anziani”. Conosciamo altre quattro versioni del testo redatte in diverse lingue indiane, ma sono sopravvissute solo parzialmente, o come frammenti ricavati da reperti archeologici o come traduzioni in tibetano e cinese. Queste altre versioni contengono per lo più lo stesso materiale, ma con parecchie variazioni. Dunque, quello che consideriamo “il” Dhammapada non è che una versione — la più breve e probabilmente la prima mai trascritta — di un testo con una storia movimentata. Introdotto nello Sri Lanka nel 3. secolo A.C. dai Theravadin nella sua lingua indiana originale, è giunto fino ai nostri giorni nella versione preservata e commentata dalla tradizione Theravada. E’ stato il primo testo buddhista a essere tradotto in una lingua europea — il latino — nel 1855 ed ha al suo attivo qualcosa come cinquanta traduzioni inglesi. E’ senza dubbio il più noto fra i testi del Buddhismo antico; ancor oggi in Sri Lanka i monaci lo imparano a memoria prima di ricevere l'ordinazione. Qui sono riportate due delle numerose traduzioni in italiano.
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